Come si apre una partita iva

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La partita Iva è la sequenza di cifre che permette all’Unione Europea di riconoscere i soggetti fiscali, si tratta della “carta di identità” del soggetto che esercita attività sotto imposizione fiscale. L’imposta sul valore aggiunto (il cui acronimo è, appunto, Iva) viene applicata alle fase di produzione, scambio beni, scambio servizi, in vigore attualmente in 63 Paesi.

Perché l’iva venga applicata, è necessario che i beni o servizi ceduti rientrino nella normativa (in questo caso si parla di presupposto soggettivo per l’assoggettamento di Iva), è necessario che la cessione di beni o di servizi venga effettuata attraverso l’esercizio di imprese, arti e professioni (presupposto soggettivo), ed è necessario che le attività si effettuino all’interno dello stato (presupposto territoriale). Come si apre una partita Iva?

Prima di tutto, è necessario, appunto, farsi assegnare un numero partita iva, la cui attribuzione va richiesta all’Agenzia delle Entrate della propria città. Poi, è ecessario che ci si iscriva come impresa presso la Camera di Commercio, quindi che si apra la propria posizione previdenziale all’Inps. Queste procedure di solito vengono svolte dal notaio e dal commercialista, che sono le prime persone alle quali ci si dovrebbe rivolgere prima di aprire una qualunque attività. La partita Iva costa diverse migliaia di euro l’anno: almeno 2800 euro di contributi, se il reddituo è inferiore ai 13.819 euro; 100 euro di tasse annue per la Camera di Commercio; poi ci sono da pagare l’Irpef e l’Irap le cui cifre variano in proporzione al reddito. Ricordate che dal 2008 è in vigore un regime fiscale per contribuenti minimi e marginali, per il quale vi raccomandiamo di chiedere bene al vostro commercialista.