Arsenico nell’acqua a Roma, fa male veramente?

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La capitale sempre più tossica: dopo lo smog che soffoca la città, adesso l’acqua inquinata che rende rischioso lavarsi e cucinare. L’allarme arsenico che coinvolge diverse zone di Roma preoccupa i medici, che mettono in guardia i cittadini dalle conseguenze che l’esposizione prolungata a tale sostanza può determinare.

Nell’acquedotto gestito dall’Arsial, che rifornisce la parte nord di Roma, si è andato ben oltre il limite di 10 µg/L (microgrammi/litro) di arsenico previsto dal D.Lgs 31/2001 che ne regola la concentrazione nell’acqua potabile. 

Il problema non risiede tanto nella presenza dell’arsenico, che a dosi molto basse sembrerebbe avere addirittura un effetto positivo su alcuni neurotrasmettitori del sistema nervoso centrale ma bensì nei livelli di allerta raggiunti ormai stabilmente nella capitale. “La forma potenzialmente tossica dell’arsenico è quella inorganica, sottoforma di sali e gas, poiché essendo particolarmente idrosolubili vengono assorbiti rapidamente dall’organismo a livello gastrointestinale, per poi essere eliminati attraverso le vie escretrici che sono il fegato e i reni” – spiega la Dottoressa Maria Grazia Caputo, medico estetico presso l’ambulatorio di medicina estetica dell’ospedale Fatebenefratelli di Roma.

“In situazioni in cui si è in presenza di falde acquifere inquinate con alti tassi di arsenico, sono sconsigliate e da evitare anche abitudini quotidiane come lavare e ingerire qualsiasi alimento che sia stato coltivato, innaffiato o preparato con acqua. In questi casi, l’ingestione reiterata per lassi di tempo molto lunghi, almeno 4 o 5 anni, può determinare forme di intossicazione cronica.” – continua la Dottoressa – “un aspetto da non sottovalutare riguarda l’igiene personale poiché interessa parti del corpo sensibili e particolarmente recettive come il bulbo oculare o le mucose, attraverso le quali la sostanza tossica entra in circolo nell’organismo molto più rapidamente rispetto ad un contatto epidermico. I sintomi che si possono riscontrare nel lungo periodo sono irritazioni e dermatiti cutanee”. 

Un argomento sul quale la dott.ssa Caputo pone l’accento e sul quale evidenzia la necessità di una maggiore attenzione, riguarda la difficoltà nell’individuare l’intossicazione da arsenico negli individui: “Il problema è che l’arsenico è inodore e insapore; inoltre i primi sintomi, come dolori addominali, nausea e senso di stanchezza, sono manifestazioni che possono essere ascritte a molte patologie. Questo non rende facile la loro attribuzione ad un’intossicazione da arsenico e di conseguenza l’esposizione può prolungarsi per molto tempo prima di arrivare a questa diagnosi”. – spiega la Dottoressa Caputo. 

“Ci sono due forme di intossicazione: una, più rara, è la forma acuta per ingestione o inalazione di grossi quantitativi di arsenico. In questo caso i sintomi si manifestano molto rapidamente e interessano l’apparato gastrointestinale con vomito, diarrea e dolori addominali, irritazioni a livello della cute e delle vie respiratorie, seguiti da danni più gravi relativi all’apparato circolatorio e del sistema nervoso centrale e periferico. La forma più comune è quella da intossicazione cronica che in genere si manifesta dopo lunghi periodi, almeno 4 o 5 anni, di esposizione all’arsenico attraverso l’ingestione di cibo o di acquapotabile contaminata. In questo caso molto spesso l’esordio interessa la pelle, con manifestazioni cutanee quali irritazioni, iperpigmentazione definita anche malattia del “piede nero” causata da una ridotta circolazione del sangue e un possibile inizio di gangrena, ipercheratosi palmo plantare e possibile insorgenza di tumori della pelle.”

Successivamente possono comparire sintomi a carico dell’apparato cardio-vascolare e sistema nervoso periferico; inoltre dal momento che si è visto che l’arsenico riesce ad attraversare la placenta, permeabile a questa sostanza, c’è un maggior rischio di aborto nelle donne in gravidanza e anche effetti negativi sullo sviluppo del feto con possibili malformazioni cardiache. Nel tempo c’è anche il rischio di una maggiore insorgenza di tumori a livello della vescica, del fegato, del rene, che sono gli organi attraverso i quali l’arsenico viene eliminato, ed anche a livello dei polmoni e della prostata.  

Come si può verificare se siamo in situazioni di intossicazione da arsenico o meno? “Il metodo più semplice è fare l’analisi del sangue mirate: col tempo infatti l’intossicazione da arsenico dà alterazioni dell’emocromo compromettendo, a livello midollare, la produzione sia dei globuli bianchi sia di quelli rossi.” 

“Non serve assolutamente a nulla ricorrere a vecchi sistemi come bollire l’acqua poiché in questo modo non si elimina l’arsenico.” – sottolinea la dottoressa Caputo – “Fondamentale invece analizzare e fare dei test sulle acque per determinare i livelli di arsenico e successivamente rimuoverlo con sistemi di depurazione e di raccolta delle acque. Necessario anche monitorare le persone che vivono in zone note per avere un preoccupante livello di arsenico andando a ricercare la presenza di eventuali sintomi da intossicazione.” 

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